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24 Marzo

Abolizione dei voucher, serve ripensare il lavoro accessorio

“Alla luce del pronunciamento della Consulta, credo che nelle prossime settimane il Governo ed il Parlamento dovranno assolutamente affrontare – di concerto con i sindacati – le questioni oggetto dei quesiti ammessi, raccogliendo le istanze referendarie con un intervento legislativo che, a differenza del referendum abrogativo, può in maniera più efficace modificare le norme vigenti, che si sono prestate ad abusi o utilizzi impropri”.

Con queste parole, mi si perdoni l'autocitazione, commentavo lo scorso 11 gennaio la decisione della Consulta di ammettere due dei tre quesiti referendari in materia di lavoro proposti dalla CGIL.

E concludevo: Niente sotterfugi politici, dunque, ma un serio lavoro parlamentare che entri nel merito delle due questioni oggetto dei quesiti referendari ammessi. Evitare il referendum attraverso un intervento legislativo non rappresenterebbe una elusione delle istanze referendarie, ma al contrario sarebbe la dimostrazione che le istituzioni democratiche, ed in particolare il Parlamento, sono ancora in grado di rappresentare i cittadini e di affrontare i problemi della società, anche correggendo gli errori commessi”.

Il ritardo nell'affrontare la questione dei voucher ha portato invece il Governo ad eliminarli tout court (Decreto Legge 17 marzo 2017, n. 25), quando però continuano ad esistere prestazioni di lavoro accessorio che senza voucher rischiano, non trovando altre forme di regolamentazione, di finire nel lavoro nero.

La scelta di cancellare in maniera così repentina questo strumento ci pone ora di fronte a due scenari.

Il primo, auspicabile, è che venga ripensato il lavoro accessorio, distinguendo le esigenze delle famiglie, che utilizzano i voucher, da quelle delle imprese, a cui vietarne l'utilizzo. In quest'ottica si può stabilire che le imprese possono avvalersi solo di lavoratori contrattualizzati, consentendo appunto di utilizzare lo strumento dei voucher solo alle famiglie.
Contestualmente, in maniera concertata con tutte le parti sociali, si dovrebbe lavorare sulle varie tipologie di contratti di lavoro, per rispondere alle esigenze delle imprese tutelando al contempo i lavoratori.

L'altro scenario, da scongiurare, è invece quello che obbligherebbe a fare rientrare dalla finestra ciò che, con tanta fretta, è stato fatto uscire dalla porta, dimostrando così di aver abolito lo strumento dei voucher solo per evitare il referendum.



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