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30 Marzo

Approvata la legge che regola l’attività politica dei magistrati. Ora il provvedimento torna al Senato

La Camera dei deputati ha approvato oggi la proposta di legge, già votata dal Senato, recante “Disposizioni in materia di candidabilità, eleggibilità e ricollocamento dei magistrati in occasione di elezioni politiche e amministrative nonché di assunzione di incarichi di governo nazionale e negli enti territoriali”. Si tratta di un provvedimento importante (qui un dossier di approfondimento) che attiene alla funzione della magistratura, ai principi costituzionali di indipendenza, autonomia e divisione dei poteri e al rapporto tra questi principi e il diritto all'elettorato passivo.

I paletti posti da questa norma in ingresso e in uscita per chi fa politica riguardano tutti i magistrati, ordinari, amministrativi, contabili e militari, siano essi in attività o fuori ruolo, e valgono per tutte le elezioni (europee, politiche, regionali, amministrative) e tutti gli incarichi di governo (nazionale, regionale e negli enti locali).

Cosa prevede la norma

  • ll magistrato che si presenta alle elezioni non potrà candidarsi nella circoscrizione (o nell'ambito territoriale) elettorale dove ha svolto le funzioni nei 5 anni precedenti e dovrà essere in aspettativa da almeno 6 mesi. Nessun divieto invece se si è dimesso o è in pensione da almeno due anni.
  • Stop inoltre alla possibilità per sindaci o assessori in enti locali di svolgere insieme funzioni giudiziarie e funzioni politico-amministrative in ambiti territoriali diversi: la carica elettiva o l'incarico di governo, a qualunque livello, obbliga all'aspettativa (con collocamento fuori ruolo).
  • Il magistrato a fine mandato o a fine incarico sarà collocato in un distretto di Corte d'appello diverso da quello che comprende la circoscrizione dove è stato eletto; per 3 anni non potrà' ricoprire incarichi direttivi o semi-direttivi e dovrà' svolgere esclusivamente funzioni giudicanti collegiali.

Il testo approvato oggi, che ora torna al Senato, riesce quindi a tenere unite tre esigenze fondamentali: rispettare l'autonomia tra i diversi poteri dello Stato; impedire che venga compresso il diritto costituzionale all'elettorato passivo per una categoria di persone, i magistrati, che invece hanno tutto il diritto di decidere di servire il Paese in modalità diverse da quelle giurisdizionali; e, infine, impedire che la temporanea militanza politica e istituzionale costituisca uno strumento che possa essere utilizzato in maniera impropria per chi volesse decidere di sovrapporre il proprio ruolo giurisdizionale con quello politico- amministrativo, con le ovvie e non positive conseguenze che da ciò ne deriverebbero.



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