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21 Aprile

Approvata la legge sul biotestamento

La legge sul biotestamento approvata ieri alla Camera dopo un anno di lavori ha il grande pregio di essere pienamente conforme alla Costituzione e rispettosa del principio di laicità. Gli stessi articoli della Carta (2, 3, 13 e 32) richiamati nella discussione in Aula delle scorse settimane da chi si è opposto all'approvazione di questa legge esigevano un intervento legislativo in materia. Per questo il Parlamento ha sentito il dovere di colmare una lacuna legislativa che rischiava, questa sì, di porre il nostro ordinamento e la nostra responsabilità di legislatori di fronte ad un conclamato conflitto con i princìpi della Costituzione. Non vi è infatti alcun ragionevole dubbio nel ritenere che il contenuto dell’art. 32 della Costituzione si traduca nel diritto del paziente, nel pieno possesso delle proprie facoltà intellettive, di rifiutare qualsiasi trattamento sanitario, anche quando sottraendosi è consapevole di andare in contro alla morte. Ma quando il paziente si trova nella condizione, reversibile o irreversibile, di incapacità di intendere e di volere, il nostro ordinamento non consente ad oggi condizioni di eguaglianza e di effettività nell’esercizio del diritto sancito dall’art 32.

Con questa legge si introduce la possibilità di proiettare nel futuro le proprie dichiarazioni anticipate di trattamento. Si colma così una lacuna ormai unica tra i Paesi contraenti la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Convenzione di Oviedo in materia di biomedicina.

Fino ad oggi solo la giurisprudenza della corte di Cassazione ha riconosciuto per casi specifici la ricostruzione in via presuntiva delle volontà del paziente non più cosciente. Con questo provvedimento, a ben vedere, si vuol far vivere fino in fondo quanto previsto dalla Costituzione. E cioè: il diritto alla vita e il diritto alle cure che mai può trasformarsi in un dovere coercibile di vita o di cura; il rispetto della dignità umana, che non può che passare dal principio di autodeterminazione della persona; il diritto alla libertà personale che si sostanzia in diritto all’intangibilità del proprio corpo e della propria integrità fisica.

Per quanto riguarda la nutrizione e l’idratazione artificiale, la giurisprudenza e la quasi totalità della comunità medico-scientifica concordano sulla necessità di assimilarli a trattamenti terapeutici in senso stretto per via del loro carattere invasivo e delle procedure sanitarie indispensabili per essere posti in essere. Per questo rientrano pienamente fra i trattamenti che sono nella piena disponibilità del paziente.

Questa legge consente a ciascuno di determinare la propria esistenza scegliendo i trattamenti a cui essere sottoposti con l’assicurazione che la propria volontà, al pari di quando si è pienamente in grado di intendere e di volere, venga rispettata anche se non la si può esprimere coscientemente. Mi rendo conto della sensibilità della materia che stiamo affrontando. Ma credo che, arrivati a questo punto con colpevole ritardo, non potevamo sottrarci dalla responsabilità di legiferare con cautela, lucidità e senza indugio.

Infine, da cesenate, voglio ricordare l'impegno che Denis Ugolini, già più di vent'anni fa, aveva messo su questo tema. Era infatti il 1995 quando Ugolini, allora parlamentare, presentò insieme ad altri colleghi deputati una proposta di legge sul consenso informato, e negli anni a seguire il suo impegno su questo tema non è mai venuto meno. Per questo motivo oggi, arrivati all'approvazione di questa legge, credo sia doveroso rendergliene il giusto merito.



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