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04 Agosto

Vaccini, meglio informare che sanzionare

Dalla scorsa settimana, con l’approvazione in via definitiva da parte della Camera, è legge il c.d. “decreto vaccini”. Rispetto a quanto contenuto nella versione iniziale del testo di legge, le principali novità – dopo l’esame da parte del Senato – sono 2:

  • la prima è riduzione da 12 a 10 dei vaccini obbligatori per l’accesso a scuola (per i bambini/ragazzi da 0 a 16 anni): antipolio, antidifterica, antitetanica, antiepatite virale B, antipertosse, antiHaemophilus influenzae di tipo b (obbligatori); antimorbillo, antirosolia, antiparotite, antivaricella (obbligatori fino al 2020); non sono invece più obbligatori, ma "solo" consigliati e comunque gratuiti, quelli contro il meningococco C e B. La legge prevede che siano esonerati dall’obbligo i bambini immunizzati per effetto della malattia naturale, quelli cioè che l’hanno già contratta, o quelli che si trovano in particolari specifiche condizioni cliniche (in questo caso la vaccinazione potrà essere posticipata).
  • La seconda importante novità introdotta dall’esame al Senato è la riduzione delle sanzioni annuali per chi iscrive un figlio non vaccinato a scuola. Da una multa annuale che andava dai 500 ai 7.500 euro si è passati ad una multa che va da un minimo di 100 euro a un massimo di 500 euro. È stata inoltre cancellata anche la norma che stabiliva la possibilità di perdere la potestà genitoriale.

A questo proposito, tuttavia, ritengo che sia sbagliato – data la delicatezza e l’importanza del tema in questione – affidarsi solamente ad elementi sanzionatoriBisogna invece continuare a confrontarsi con chi non intende vaccinare i propri figli, proseguendo con campagne di informazione che vadano oltre gli scontri e facciano capire che non vaccinare i bambini significa permettere a malattie che si credevano debellate, oppure ridotte a numeri insignificanti, di ripresentarsi e riprendere vigore, mettendo a rischio la salute dei propri figli e di chi li circonda.
Se un genitore decide di non vaccinare il suo bambino, infatti, non solo lo espone alla possibilità di ammalarsi di malattie invalidanti, se non addirittura mortali, ma espone al contagio anche tutti quei bambini che sono in quel periodo di vita (i primi tre mesi) in cui ancora non gli è possibile essere vaccinati. Inoltre questo comportamento espone al contagio anche quelle persone che, poiché sono portatori di patologie incompatibili con il vaccino, non possono essere vaccinate.

Decidere se vaccinare i propri figli o meno non è dunque una scelta che riguarda solo il singolo, ma l’intera comunitàÈ una scelta di responsabilità sociale: quando accediamo a servizi pubblici (come gli asili o le scuole) tutti dobbiamo sentire il dovere di proteggere anche chi non può vaccinarsi.

È dunque importante insistere con campagne di informazione che facciano passare chiaro il messaggio che la vaccinazione dei bambini non può essere considerata un’azione soggettiva e facoltativa, ma bensì un obbligo morale e sociale a tutela anche dell’incolumità altrui (naturalmente fatta eccezione per quei casi in cui la vaccinazione è dannosa per la persona) e, più in generale, della salute pubblica.

Come ha sottolineato Walter Ricciardi, direttore dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, la sfida più importante è oggi quella di far capire alla popolazione, e in particolar modo a coloro che decidono, più o meno consapevolmente, di non proteggersi con una tecnologia sempre più sicura ed efficace nel tempo, quale sia il valore sociale, etico, economico e soprattutto sanitario delle vaccinazioni stesse.



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