Powered by Alimat s.r.l.
09 Giugno

A proposito di legge elettorale

Avrei preferito scrivere queste righe per raccontarvi il contenuto della legge elettorale che la Camera dei deputati avrebbe dovuto approvare questa settimana, ma così non è.
Nella giornata di ieri, a causa dell'approvazione di un emendamento non concordato tra le forze politiche che hanno sostenuto la proposta di legge e presentato da deputati del Movimento 5 Stelle e di Forza Italia che sottopone il Trentino Alto Adige alla stessa formula elettorale proposta per il resto del territorio italiano, i lavori si sono bruscamente interrotti. L'approvazione a voto segreto (che poi segreto non è stato, a seguito di una incomprensione) di tale emendamento ha portato a ritenere che non ci fossero più le condizioni per continuare e per considerare "valido" l'accordo politico siglato tra PD, M5S, FI e Lega Nord nei giorni scorsi.

Cosa prevedeva la proposta di legge elettorale?
È stata definita sbrigativamente "germanellum", perché il punto di partenza individuato era quello proprio del sistema elettorale tedesco: un sistema proporzionale con sbarramento al 5%, con la possibilità per gli elettori di scegliere il 50% dei propri rappresentanti nei collegi uninominali. In realtà la proposta si distanziava non poco dal sistema tedesco, per una serie di ragioni: la mancata garanzia che il vincitore di collegio fosse in ogni caso eletto, l'assenza del voto disgiunto (ovvero della possibilità di votare un candidato nel collegio uninominale e una diversa lista per la parte proporzionale), e per la quota riservata ai collegi uninominali (pari al 37% dei seggi attribuiti alla Camera e del 30% di quelli attribuiti al Senato).

Come è stato costruito l'accordo tra le 4 principali forze politiche?
L'accordo è stato costruito pressoché esclusivamente al di fuori delle aule parlamentari. Il coinvolgimento dei deputati (e a maggior ragione dei senatori) è stato limitato alla comunicazione di quelle che erano le scelte operate e i punti irrinunciabili (praticamente tutti) dell'accordo stesso.
Pensare che il parlamento possa essere esclusivamente un organo di ratifica di scelte operate in fretta ed altrove è stato un grave errore di sottovalutazione, così come lasciar intendere che il vero oggetto dell'accordo fosse la conclusione anticipata della legislatura. A questo proposito voglio citare le parole del presidente emerito Giorgio Napolitano: "è semplicemente abnorme che il gioco e il patto extra-costituzionale sulla data del voto sia quasi diventato un corollario dell'accordo tra partiti sulla nuova legge elettorale".

Chi ha fatto saltare l'accordo?
Il Movimento 5 Stelle ha dimostrato già nei giorni scorsi di avere forti fibrillazioni al proprio interno, dovute in parte al contenuto della legge ma prevalentemente alla stessa idea di aver partecipato a quello che loro definiscono "inciucio", almeno quando non vi prendono parte.
Mercoledì infatti ci è stato comunicato che i 5 Stelle non avrebbero ritirato alcuni loro emendamenti (tra i quali quello per l'introduzione delle preferenze e del voto disgiunto) e che avrebbero chiesto una interruzione prima del voto finale per dare l'ultima parola ad una consultazione on-line dei propri iscritti: una pretesa davvero surreale ma che, a mio parere sbagliando, abbiamo accolto.
L'emendamento sul Trentino Alto Adige è stata poi la rappresentazione plastica dell'inaffidabilità del Movimento 5 Stelle, che ha insistito su una proposta che divideva il fronte di sostegno alla legge elettorale.

Cosa accadrà ora?
Non voglio negare che sia ancora più difficile, dopo quanto accaduto, approvare una nuova legge elettorale che garantisca pienamente ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e che favorisca la governabilità senza "costringerci" ad alleanze innaturali come quella con Forza Italia (a questo proposito fa riflettere che il peggiore scenario in cui ci imbattemmo nel 2013 possa rappresentare oggi la "migliore" delle ipotesi).
Mancano appena 6 mesi alla conclusione naturale della legislatura e il tempo per rispondere all'appello del presidente Mattarella e il dovere di continuare a cercare una soluzione non viene meno. Di certo non potremo affidarci a patti extraparlamentari con interlocutori di provata inaffidabilità.



Questo sito utilizza i cookie. L’accesso al sito implica il consenso a loro utilizzo.

Link per maggiori informazioni Per saperne di piu'

Approvo