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26 Ottobre

Una nuova governance per la Rai

 

Garantire la continuità e lo sviluppo del servizio pubblico radiotelevisivo italiano è una priorità sia per il Governo che per il Partito Democratico.

Per poterlo realizzare era necessaria una riforma della governance Rai che mettesse l’emittente al passo coi tempi e in linea con i grandi cambiamenti che stanno investendo il mondo della TV e della comunicazione.

Ancora oggi, nonostante il web e i social network, il 70% dell’opinione pubblica si forma davanti alla televisione e nonostante la concorrenza sempre più agguerrita la Rai raggiunge il 40% dei telespettatori italiani.

Il provvedimento che abbiamo approvato si limita a modificare gli aspetti di direzione e gestione del servizio pubblico radiotelevisivo: la cosiddetta governance della Rai e, purtroppo, non riguarda l'intero sistema radiotelevisivo.

Il Cda passa da 9 a 7 membri, 2 dalla Camera, 2 dal Senato, 2 designati dal Consiglio dei Ministri e uno designato dall’Assemblea dei dipendenti Rai.

Per dare forza alla governance si è deciso di prevedere una nuova figura, quella dell’Amministratore Delegato, designato dal Cda e in carica per tre anni che avrà il ruolo di manager dell’azienda con responsabilità nella programmazione e nella gestione dell’azienda.

Un capitolo importante della riforma riguarda la trasparenza. La riforma prevede, infatti, un apposito Piano di “total disclosure”, ossia un piano che prevede la pubblicazione obbligatoria di dati e informazioni sul sito aziendale, compresi gli stipendi dei dirigenti di importi pari o superiori ai 200 mila euro a garanzia di un maggior controllo sull’operato e di una maggior qualità dei servizi. Si tratta di un primo passo verso l’ammodernamento della Rai con le misure introdotte riavviciniamo la nostra emittente pubblica ad altri importanti esempi di tv pubblica uno su tutti la Bbc inglese.



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