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25 Settembre

Anche nei musei europei si sciopera. Non facciamo una caricatura del nostro Paese

 

In fatto di chiusure dei musei l’ultima notizia non arriva dall’Italia ma d’oltralpe.
Dal 22 al 24 settembre il Musée d’Orsay – uno dei più importanti di Parigi – è rimasto chiuso al pubblico a causa di uno sciopero massiccio degli agenti della vigilanza che protestavano per la scelta di tenere aperto il museo sette giorni su sette con turni peggiorativi delle condizioni di lavoro dei dipendenti.
Pochi giorni prima la National Gallery di Londra ha dovuto chiudere il 60% delle stanze per uno sciopero e nell’aprile di quest’anno è toccato ad un simbolo come la Tour Eiffel rimanere chiusa per assemblea sindacale.
Parto da questi banali episodi - che in altri periodi non avrebbero nemmeno fatto notizia – per dire che anche i lavoratori dei musei o dei luoghi di interesse culturale più importanti d’Europa scioperano e si riuniscono in assemblea, proviamo per una volta a non fare ancora una volta la caricatura di noi stessi per dire che tutto va male.
Non si tratta di un’anomalia solo italiana ma di un diritto riconosciuto per legge. Rispetto a quanto accaduto nei giorni scorsi al Colosseo o ancor prima a Pompei, va detto che i disagi prodotti, soprattutto nei confronti dei turisti stranieri sono stati elevati. In molti casi istituzioni e organizzazioni sindacali potevamo fare di più e fare meglio per ridurre i disagi. Tuttavia non si può solamente puntare il dito contro chi sciopera senza indagare i motivi per i quali i lavoratori dei nostri musei decidono di incrociare le braccia.


Sabato scorso il Consiglio dei Ministri ha agito immediatamente, con un decreto-legge, intitolato Misure urgenti per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione. Si tratta di un provvedimento che interviene sulla legge n.146 del 1990 che disciplina gli scioperi all’interno dei servizi pubblici essenziali e che equipara musei e siti archeologici al trasporto pubblico locale, alle scuole, agli ospedali.
Da una parte è positivo il fatto che il Governo per la prima volta individui nel nostro patrimonio artistico e culturale una dei punti di forza per lo sviluppo del Paese; dall’altro lato osservo come - in assenza di una riforma complessiva che guardi anche alle condizioni di lavoro dei dipendenti – questa misura rischi di rimanere un provvedimento estemporaneo che non risolve i problemi, che non evita gli scioperi assai frequenti ad esempio nel trasporto pubblico che è già considerato servizio pubblico essenziale, ma che rischia solamente di incrinare i rapporti tra Governo, organizzazioni sindacali e lavoratori.



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