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05 Maggio

Italicum: il testo del mio intervento in dichiarazione di voto

Signora Presidente, Onorevoli colleghi,

 

Il Governo ha scelto di far coincidere attraverso l’apposizione della questione di fiducia il proprio destino con quello di questa legge elettorale.

Si tratta a mio avviso di un errore, attraverso il quale si è di fatto sottratta alla discussione parlamentare la legge elettorale, una delle regole fondamentali del gioco democratico.

All’interno del gruppo del partito democratico il dissenso di fronte ad una simile forzatura si è manifestato in maniera diversa. Molti colleghi hanno deciso di non rispondere a quella chiama, pur ribadendo la fiducia al Governo in quanto tale, altri come il sottoscritto hanno invece risposto. Nessuno ha messo in discussione la prosecuzione dell’azione del Governo. Tutti ritengono necessaria l’approvazione di una nuova legge elettorale ma al tempo stesso rifiutano la logica del prendere o lasciare.

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30 Aprile

La mia dichiarazione di voto sulla questione di fiducia

Signora Presidente, Onorevoli colleghi,

 La scelta del Governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale è a mio parere una fatto gravissimo, un errore politico, uno strappo istituzionale in un alcun modo necessario.

 La sola ammissibilità della questione di fiducia sulla legge elettorale è discutibile ai sensi degli art. 49 e 116 del regolamento, e il precedente del gennaio 1990 ricordato  dalla Presidenza nella seduta di ieri non risolve a riguardo dubbi che ancora permangono.

 Il Governo così facendo, impone, su una materia di rilievo costituzionale, un testo al Parlamento, un testo non condiviso nemmeno all’interno della maggioranza di governo.

 Il Governo così facendo, chiede la fiducia ad un Parlamento di cui dimostra di non fidarsi. “Di chi non si fida, non ti fidare” consiglierebbe un proverbio intriso di saggezza popolare.

 La prova di forza a cui vengono sottoposte le istituzioni repubblicane si rivela in realtà una nitida prova di debolezza. Risponderò alla chiama sulla fiducia, con rispetto, comprensione ed ammirazione per chi non lo farà, animato dallo stesso spirito di come me non intende opporsi al Governo ma ad una legge elettorale sottratta al dibattito parlamentare e che nel tempo dimostrerà tutti i suoi profondi limiti.

 Risponderò alla chiama avendo coscienza di come essa rappresenti una sconfitta, politica ed istituzionale, personale e collettiva. Mi auguro che nessuno a partire dal Presidente del Consiglio sia tentato di gioire come per una vittoria.

 

Per dirla con le parole di José Saramago:

 

“La sconfitta ha qualcosa di positivo: non è mai definitiva. In cambio la vittoria, ha qualcosa di negativo: non è mai definitiva”.

24 Aprile

Ripristinare Mare Nostrum e avviare un piano di ammissione umanitaria di tutta l’UE

 

 Il Mediterraneo si sta trasformando in un immenso cimitero. Dal gennaio 2015 ad oggi sono già morti più di 1.500 esseri umani nel tentativo di fuggire dalla miseria, dalla fame e soprattutto dalle guerre e dall’ISIS. La strage di domenica ci ha messi di fronte alla necessità di progettare una nuova azione politica del nostro Paese insieme all’UE che possa essere in grado di dare risposte in tempi brevi. Per questo motivo ho sottoscritto l’appello del senatore Luigi Manconi, appello che ha due obiettivi:

  • Ripristinare "Mare Nostrum", alla luce del fallimento di "Triton”. La sproporzione di fondi e mezzi tra le due operazioni è evidente: Mare Nostrum disponeva di almeno quattro unità navali e relativi assetti aerei, di unità anfibie, di una/due fregate e due unità navali d'altura con ampia autonomia logistica e adeguati spazi di ricovero per naufraghi. Era impegnata in tre azioni principali: salvataggio di vite umane; misure di filtro sanitario e interventi di sicurezza, realizzati già a bordo, prima dello sbarco; contrasto delle azioni illegali connesse al traffico di esseri umani, con il sequestro delle navi madre, la distruzione dei barconi intercettati e un numero mai così grande di trafficanti arrestati. Tutte attività non previste e non svolte, in questi mesi, da Triton, il cui dispositivo aereo-navale insiste su un'area di pattugliamento notevolmente ridotta e può contare su un numero minore di mezzi. L’obiettivo più urgente è la ripresa della missione Mare Nostrum come operazione dell'Unione Europea, con le stesse responsabilità e con le stesse competenze di quella svolta dal nostro paese; e con il coinvolgimento - in risorse economiche, uomini e mezzi - di tutti i paesi membri.
  • Un piano di Ammissione umanitaria.  La sola, ragionevole e concreta, soluzione da perseguire in tempi rapidi è l'attuazione di un piano di ammissione umanitaria che preveda l’anticipazione della richiesta di protezione già nei paesi in cui si addensano e transitano i flussi migratori. Si tratta di mettere in atto una strategia a livello europeo di anticipazione/avvicinamento della richiesta di protezione internazionale in quei paesi dove i movimenti di profughi e fuggiaschi si concentrano; di istituire in quei paesi - laddove è possibile e dove già qualcosa in questo senso è in atto come in Giordania, Libano, e in Egitto e nei paesi del Maghreb - un sistema di presidi assicurato dalla rete diplomatico consolare dei paesi dell'Unione, insieme a UNHCR e alle altre organizzazioni umanitarie internazionali, dove i profughi vengono accolti temporaneamente per poi essere trasferiti con mezzi legali e sicuri nel paese europeo in cui chiedono asilo, fissando quote di accoglienza per ciascuno Stato.  

 

27 Aprile

Italicum: il mio intervento alla Camera

 

Signora Presidente, Onorevoli colleghi,

 

Questo Parlamento porta su di sé la responsabilità di portare a termine, nel corso della XVII legislatura, quel percorso di riforma delle istituzioni repubblicane che in diverse occasioni nel recente passato per diverse ragioni è invece fallito. E di certo da questa responsabilità nessuno si può sentire sollevato.

Su questa Camera oggi grava un’ulteriore responsabilità, quella di restituire al Paese, di restituire ai cittadini, agli elettori, una legge elettorale senza ombre di illegittimità costituzionale, una legge che sia funzionale a ripristinare l’effettività del loro diritto di scegliere da chi essere rappresentati.

Se oggi siamo a discutere di una nuova legge elettorale è perché nell’autunno del 2005 l’allora maggioranza di centrodestra decise in maniera scellerata di superare un sistema che nel decennio precedente aveva assicurato, come non mai nella storia repubblicana, condizioni di stabilità politica tali da garantire efficacia all’azione dei Governi, senza alcuna diminuzione dell’effettività dei principi della democrazia parlamentare ma al contrario rafforzando il rapporto tra cittadini ed eletti attraverso l’introduzione dei collegi uninominali per l’elezione del 75% dei membri del parlamento.

 
Quel sistema porta ancora oggi il nome dell’attuale Presidente della Repubblica, fu il frutto di una condivisione fra diverse forze politiche che nel 1993 raccolsero l’esito di un referendum popolare che il 18 aprile di quell’anno aveva imposto l’opzione maggioritaria. Per dirla con le parole del Presidente di allora, Oscar Luigi Scalfaro, il Parlamento si trovò a discutere di una legge “sotto dettatura” del popolo che si era espresso attraverso il referendum. Il risultato di tale compromesso non era una legge perfetta, non esistono leggi elettorali perfette si è detto spesso nel corso del nostro dibattito, ma una legge equilibrata capace di bilanciare i principi di rappresentatività e governabilità.

Sulle qualità invece della legge con la quale fu in maniera improvvida sostituita nel 2005, la definizione di “porcata” che ne diede il suo ideatore è tutt’oggi la migliore delle sintesi possibili. La legge Calderoli spogliava i cittadini della possibilità di scegliere i propri rappresentanti, attraverso lunghe liste bloccate circoscrizionali, e insieme reintroduceva (per la sola Camera dei deputati) quel collegio unico nazionale sulla base del quale veniva attribuito un premio di maggioranza potenzialmente illimitato. Tutto questo senza peraltro garantire coerenza con un sistema che al Senato prevedeva premi attribuiti su base regionale.

Se oggi siamo a discutere di una nuova legge elettorale è perché quella del 2005 si è dimostrata pessima e da ultimo è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta con la nota sent. 1/2014. Una sentenza con la quale sono stati rimossi gli elementi della legge considerati illegittimi e allo stesso tempo con cui viene confermata la legittimazione di questo Parlamento ad intervenire in piena autonomia per rivedere l’intera disciplina. Ed è l’autonomia che è propria di questo organo che dovrebbe portarci a discutere di legge elettorale non “sotto dettatura” della sentenza della Corte, ma senza fuggire dalla nostra responsabilità e senza evadere le due grandi questioni che hanno portato a quella sentenza.

Signora Presidente, in coscienza ritengo che il nostro primo compito, in questa sede, sia quello di approvare una legge completamente libera da ombre di illegittimità, una legge che non riproduca gli stessi vizi della precedente, una legge sulla cui costituzionalità nemmeno si debba discutere. Il nostro compito insomma è quello di evitare che ciò che è accaduto non si ripeta, che la credibilità di questa istituzione non venga più minata dagli effetti di una legge fondamentale magari approvata da una ristretta maggioranza.

Purtroppo, lo devo dire, ho seri dubbi che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta.

- Mi chiedo ad esempio se il combinato disposto di collegio unico nazionale e collegi territoriali, capilista bloccati e preferenze, candidature multiple con libertà di opzione, mi chiedo se tutte questi elementi mai visti insieme consentano davvero ai cittadini una scelta libera. Qui non si tratta di stabilire quanti parlamentari saranno eletti con le preferenze (meno della metà di certo) e quanti sulla base di indicazioni di partito in pessimo stato di salute (magari ci fossero le segreterie dei partiti tanto evocate). L’argomento che dovrebbe interrogarci è a quanti cittadini viene di fatto negata la libertà di scelta o anche solo di prevedere gli effetti del proprio voto. Vogliamo dirlo agli elettori di tutti i partiti che, con la sola eccezione di quelli che sceglieranno il primo partito, la loro indicazione conterà poco o nulla? Adottiamo per una volta il punto di vista degli elettori e non quello assai autoreferenziale degli eletti. Alla maggioranza di essi sarà di fatto preclusa la scelta.

- E ancora mi chiedo, è possibile che si tratti solo di una coincidenza se nessuna legge elettorale del mondo, per l’elezione di un parlamento nazionale, a prescindere dalla forma di governo parlamentare o presidenziale sia rispondente al principio cardine dell’italicum, che spesso ho sentito esaltato, il principio del majority assuring? Tutte le leggi elettorali del mondo, diverse tra loro, incentivano e agevolano con strumenti diversi (gli sbarramenti, i premi di maggioranza per la verità più spesso impliciti che espliciti) la formazione di una maggioranza nel momento elettorale, ma nessuno di questi la garantisce come dato di necessità. In nessuna democrazia del mondo si esclude come dato fisiologico che il primo partito, che in ogni caso si considera vincitore, possa non avere seggi sufficienti per governare da solo e si trovi “costretto” a fare alleanze, ma nessuno ha il coraggio di lamentarsi di questa costrizione, perché fa parte del gioco. Tra pochi giorni si vota in Gran Bretagna, il Paese modello per la capacità del sistema politico ed elettorale di garantire governabilità. Ci sarà un vincitore di sicuro ma molto probabilmente, come è già accaduto al Primo Ministro Cameron, per governare il vincitore avrà la necessità di costruire una alleanza.

Mi chiedo allora se si tratti di un caso, di una stranezza italica. Mi chiedo se tutto questo sia compatibile con l’immutata forma di governo parlamentare della nostra Costituzione.

Il prof. D’Alimonte, uno degli ideatori di questa sistema, ha più volte affermato, anche in sede di audizioni in commissione affari costituzionali, che questa legge comporta “l’elezione diretta del Capo del Governo”. Mi chiedo allora se sia legittimo operare una mutazione della forma di governo attraverso la legge elettorale. L’idea che gli elettori possano scegliere il Governo, o meglio il Capo del Governo, è molto diffusa ma costruire un sistema elettorale che finge che ciò avvenga è pericoloso.

Per eleggere, o meglio indicare il “Governo”, questo sistema comprime la rappresentatività del parlamento sia dal punto di vista dell’equilibrio proporzionale tra voti e seggi sia dal punto di vista del rapporto cittadini ed eletti.

- Mi chiedo infine quanto sia ragionevole approvare una legge elettorale pensata per una camera sola, perché come il precedente non avrebbe senso applicarlo su due camera con la possibilità di generare maggioranze fra loro diverse, quando ancora non è stato completato l’iter della revisione costituzionale che porterà al superamento del bicameralismo perfetto. Per quanto mi riguarda mi auguro che ciò avvenga compiutamente nel corso del prossimo anno ma non si hanno certezze a questo riguardo. L’idea di un sistema vigente che prevede una compressione della rappresentatività alla Camera senza alcuna garanzia che al Senato si riproducano le stesse condizioni di governabilità pone davvero una questione di ragionevolezza che è stata censurata dalla Corte nelle motivazioni della sent. 1/2014. In più di un’occasione mi è capitato di affermare che sarebbe stato opportuno seguire l’ordine logico che fa precedere la riforma costituzionale a quella elettorale. Così non è stato e questa inversione illogica è gravida di conseguenza sul piano della coerenza del sistema che ad ogni passaggio si manifestano in maniera più evidente.

Mi chiedo in definitiva se fino ad ora siamo stati all’altezza della responsabilità che ci spetta.

 

On. Enzo Lattuca


 

QUI IL VIDEO DEL MIO INTERVENTO

 

24 Aprile

25 aprile 1945 - 25 aprile 2015. 70° della Liberazione

 

25 aprile 1945 – 15 aprile 2015

70° della Liberazione.

 

Domani non sarà un giorno come gli altri. Il 25 aprile non è mai per me un giorno come gli altri ma è una data essenziale della storia del nostro Paese. E’ una data piena di simboli, di immagini profonde  che restano nella coscienza e danno forza nei momenti più difficili. É una data di emozioni. Qualcuno l’ha definita il “Natale della Democrazia”; il giorno della rinascita dell’Italia, della ritrovata libertà dalla insopportabile dittatura nazifascista. Furono cinquecentonovantacinque lunghissimi giorni quelli fra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945: giorni di morte, di paura, di fatiche, di impegno collettivo, di voglia di farcela. Insieme. Giorni di lutti, degli strazianti eccidi, del sacrificio di tanti eroi semplici e “normali” e di tanti giovani arrivati nel nostro Paese con gli Alleati.“Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini” scrisse Piero Calamadrei.

E ora, 70 anni dopo cosa resta?

Penso che domani dovrà essere la giornata della commemorazione. Ma ciò non sarà sufficiente; oggi, nel XXI secolo, quella lotta partigiana caratterizzata dall’impegno unitario di cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, di donne  e di uomini di straordinaria forza morale, impegno civile, coraggio, dovrà permetterci di rallentare il passo del mondo veloce in cui viviamo per riflettere e celebrare la Libertà, la Libertà di questo tempo che ci è dato di vivere.

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