Powered by Alimat s.r.l.
23 Aprile

Il Divorzio Breve è legge

 

Mercoledì - con 328 voti a favore e 28 contrari - abbiamo approvato in via definitiva la legge sul cosiddetto Divorzio Breve. Il testo era già stato approvato alla Camera nel maggio del 2014 e dopo le modifiche avvenute al Senato è tornato in Aula per l’approvazione definitiva. La disciplina del divorzio in Italia risale al 1970 (legge 898/70), modificata solo parzialmente nel 1987, oggi presentava tempistiche anacronistiche e molto lontane dalle medie europee. Basti pensare che negli ultimi anni si è registrato il fenomeno dei divorzi all’estero; molti cittadini italiani si sono recati in altri Paesi dell’UE per completare lo scioglimento dei loro matrimoni. La riforma approvata riduce da tre anni ad un anno di durata minima il periodo di  separazione ininterrotta dei coniugi per la legittimazione alla domanda di divorzio. Il termine decorrerà dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale. Nelle separazioni consensuali si riduce a sei mesi la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che permette la proposizione della domanda di divorzio e viene riferito il termine più breve anche alle separazioni che, inizialmente contenziose, si trasformano in consensuali. Novità anche in materia di comunione dei beni il cui istituto viene meno già al momento in cui il giudice autorizza la separazione. In precedenza serviva la sentenza di separazione del giudice. Il c.d “Divorzio Breve” si applicherà anche a tutti i procedimenti in corso alla data di entrate in vigore del testo. Come ho già avuto modo di affermare in occasione del primo passaggio alla Camera, grazie al Partito Democratico si mette mano ad una giurisprudenza ormai datata. Il nostro obiettivo non è quello di trattare i divorzi con superficialità, bensì ridurre le spese legali e soprattutto il carico di sofferenza psicologica per coniugi e per i figli. Le lungaggini burocratiche della procedura di separazione e divorzio in vigore finora, si traducevano in un lungo trascinamento di controversie che non tutelavano in alcun modo né la famiglia, né i figli. Si tratta di un passo importante verso un diritto di famiglia contemporaneo.

17 Aprile

L'integrazione attraverso lo sport: approvata la legge

 

In settimana abbiamo approvato in Aula una proposta di legge che ha l’obiettivo di assicurare il tesseramento dei minori stranieri residenti in Italia presso le società sportive appartenenti alle federazioni nazionali o presso le associazioni di promozione sportiva con le stesse procedure previste per i cittadini italiani. Lo sport in tutte le sue declinazioni permette ai giovani di accelerare la propria integrazione sociale. La legislazione attuale da questo punto di vista presenta dei limiti con alcune lacune che riguardano il rapporto tra ordinamento giuridico e sportivo. In particolare le federazioni sportive che fanno capo al CONI impediscono il tesseramento dei giovani che non sono in possesso della cittadinanza italiana al momento del passaggio da attività sportiva di base ad attività agonistica. In questo modo numerosi giovani sportivi nati e cresciuti in Italia ma da genitori extracomunitari, non possono proseguire la propria attività venendo così discriminati e privati della possibilità di competere e divertirsi. La legge ha quindi l’obiettivo di assicurare la possibilità di svolgere la pratica sportiva ai minori figli di genitori provenienti da Paesi non dell’UE e allo stesso tempo favorire e accelerare l’integrazione sociale di una generazione che con le leggi attuali e i regolamenti attuali rischierebbe di rimanere emarginata.

La proposta si compone di un solo articolo suddiviso in due commi:

 

1. I minori degli anni 18 che non siano cittadini italiani ma che siano regolarmente residenti in Italia da quando avevano un'età inferiore ai 10 anni possono essere tesserati in società sportive delle federazioni o in associazioni di promozione sportiva con le stesse procedure dei cittadini italiani.

 

2. Il tesseramento può essere mantenuto nel termine di un anno dal compimento dei 18 anni nelle more della conclusione delle procedure per l`acquisizione della cittadinanza ai soggetti che, ricorrendo i presupposti di cui alla legge 5 febbraio 1992, n.91 per l`acquisto della cittadinanza italiana, abbiano dichiarato nel suddetto termine di volerla acquistare.

 

 

 

10 Aprile

Il DEF 2015

 

Dopo la presentazione di martedì, questa sera il Governo approverà il DEF (documento di economia e finanza) del 2015. Dopo un lungo periodo di instabilità politico-istituzionale e di emergenza finanziaria, l’esecutivo ha potuto lavorare alla politica economica in una prospettiva non più emergenziale dando continuità alla propria strategia di medio termine: riduzione delle tasse compensata da risparmi sulla spesa, ripresa degli investimenti, gestione responsabile del bilancio statale, riforme strutturali. Il Documento di Economia e Finanza 2015 opera quindi in continuità con i principali provvedimenti assunti nei mesi precedenti (il decreto legge 66, la legge di stabilità, l’investment compact), la piena realizzazione del jobs act, la riforma della pubblica amministrazione, la riforma della legge elettorale e dell’architettura istituzionale, riforma della scuola, adeguamento del settore del credito.

/ Leggi Articolo /

16 Aprile

E45 e Statale Romea: chiesto intervento urgente al Governo

 

Il corridoio di viabilità Civitavecchia - Orte – Mestre è uscito  dall’allegato infrastrutture del DEF 2015. Quest’opera  per il nostro territorio avrebbe significato: la riqualificazione della disastrata E45 e la realizzazione della E55. Quello delle grandi opere è un argomento assai delicato e complesso che negli ultimi mesi ha visto anche numerosi risvolti di tipo giudiziario, non da ultimo le dimissioni del Ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi. Per rilanciare l’economia del Paese, sostenere il turismo, migliorare la vita di tanti cittadini italiani, le grandi opere restano un punto fondamentale per l’agenda del Governo. Purtroppo scontiamo un deficit che parte da lontano, pensiamo solamente alla Legge Obiettivo vecchia ormai di 14 anni e ai suoi numeri: 285 miliardi stanziati e 23 impiegati (l’8 per cento). Anche in fatto di grandi opere  è arrivato il momento di voltare pagina puntando sulla trasparenza e sulla vigilanza. Servono regole chiare e semplici sugli appalti, programmazione e coinvolgimento dei territori. Abbiamo la fortuna di avere Graziano Delrio come nuovo Ministro delle Infrastrutture e sono convinto che sarà un valido interlocutore per mettere mano alla situazione che riguarda sia l’E45 che la via Romea. Al momento prendiamo atto della scelta del Governo ma non c’è tempo da perdere. Alla Camera ho già chiesto all’esecutivo di intervenire per mettere in sicurezza l’E45 in tempi brevi, lo stato attuale di questa arteria strategica è inaccettabile per un Paese che fa parte dell’Unione Europea. Allo stesso tempo abbiamo richiesto interventi urgenti di riqualificazione e potenziamento della Strada Statale 309 Romea, valutando la possibilità di trasformarla in un’arteria a scorrimento veloce a basso impatto ambientale.

 

 

10 Aprile

Approvato alla Camera l'introduzione del reato di tortura

 

Questa settimana si è aperta con la notizia relativa alla condanna inflitta all’Italia dalla Corte di Strasburgo per l’operazione condotta dalle forze dell’ordine all’interno della scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001. In particolare la Corte di Giustizia Europea ha “qualificato come tortura” alcune condotte messe in atto durante quella vergognosa irruzione notturna che poco ha a che fare con un stato di diritto e ha richiamato il nostro Paese a colmare il vuoto normativo presente in materia. Nei primi giorni di marzo vi avevo informato del fatto che era arrivato in Commissione Affari Costituzionali il Disegno di legge relativo all’introduzione del reato di tortura. Dopo un lavoro sia in Commissione Giustizia che in Affari Costituzionali, in settimana il provvedimento è approdato in Aula con alcune modifiche rispetto a quanto approvato dal Senato nel marzo del 2014. A guidarci nell’introduzione della nuova fattispecie del delitto di tortura è stata la Convenzione ONU del 1984. Il provvedimento arrivato alla Camera prevede l’introduzione del reato di tortura (art. 613 – bis c.p.) sottoforma di reato comune e prevedendo una apposita aggravante per i pubblici ufficiali. Seguendo i dettami della Convenzione ONU i lavori della Commissione hanno modificato la proposta arrivata dal Senato introducendo il dolo specifico e l’intenzionalità della condotta. L'ultima parte della definizione di tortura contenuta nella Convenzione, infatti, si prefigge l'obiettivo di escludere dalle azioni proibite quegli atti che derivano dall'applicazione di sanzioni legittime, quindi previste dalla legge. Otre a rendere più determinata la fattispecie rispetto al testo del Senato e quindi anche per evitare il rischio di strumentalizzazioni, si è introdotta nel testo una clausola di chiusura, che peraltro è prevista espressamente dalla Convenzione ONU, secondo cui la sofferenza deve essere ulteriore rispetto a quella che necessariamente deriva dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. In Commissione Affari Costituzionali ci siamo soffermati anche sull’aggravante ad effetto speciale (30 anni di reclusione) prevista nei casi in cui si provoca la morte della persona torturata.

 



Questo sito utilizza i cookie. L’accesso al sito implica il consenso a loro utilizzo.

Link per maggiori informazioni Per saperne di piu'

Approvo