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25 Settembre

Anche nei musei europei si sciopera. Non facciamo una caricatura del nostro Paese

 

In fatto di chiusure dei musei l’ultima notizia non arriva dall’Italia ma d’oltralpe.
Dal 22 al 24 settembre il Musée d’Orsay – uno dei più importanti di Parigi – è rimasto chiuso al pubblico a causa di uno sciopero massiccio degli agenti della vigilanza che protestavano per la scelta di tenere aperto il museo sette giorni su sette con turni peggiorativi delle condizioni di lavoro dei dipendenti.
Pochi giorni prima la National Gallery di Londra ha dovuto chiudere il 60% delle stanze per uno sciopero e nell’aprile di quest’anno è toccato ad un simbolo come la Tour Eiffel rimanere chiusa per assemblea sindacale.
Parto da questi banali episodi - che in altri periodi non avrebbero nemmeno fatto notizia – per dire che anche i lavoratori dei musei o dei luoghi di interesse culturale più importanti d’Europa scioperano e si riuniscono in assemblea, proviamo per una volta a non fare ancora una volta la caricatura di noi stessi per dire che tutto va male.
Non si tratta di un’anomalia solo italiana ma di un diritto riconosciuto per legge. Rispetto a quanto accaduto nei giorni scorsi al Colosseo o ancor prima a Pompei, va detto che i disagi prodotti, soprattutto nei confronti dei turisti stranieri sono stati elevati. In molti casi istituzioni e organizzazioni sindacali potevamo fare di più e fare meglio per ridurre i disagi. Tuttavia non si può solamente puntare il dito contro chi sciopera senza indagare i motivi per i quali i lavoratori dei nostri musei decidono di incrociare le braccia.

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25 Settembre

Un Macfrut pronto ad affrontare le sfide globali

 

Mercoledì mattina alla Fiera di Rimini si è aperta la 32ª edizione del Macfrut, la fiera dell’ortofrutta organizzata da Cesena Fiera, che per la prima volta si è trasferita lungo la via Emilia, spostandosi da Cesena a Rimini.
Sono stato presente al taglio del nastro insieme al viceministro all’agricoltura Andrea Olivero, l’eurodeputato Paolo De Castro, i Sindaci di Cesena e Rimini oltre ai vertici di Cesena Fiera e Rimini Fiera.
Per capire il Macfrut 2015 è importante partire dai numeri: dai 20.000 metri quadrati di superficie espositiva del 2014 si è passati ai 33.000 del 2015 con una crescita degli espositori passati in un anno da circa 800 a più di 1.000.
L’edizione 2015 ha visto anche una forte presenza di operatori esteri, un espositore su cinque, infatti, proveniva da oltreconfine, per un totale di 30 Stati e 5 continenti rappresentati.
Ho sempre pensato che questa fosse la strada giusta da percorrere e i numeri da record della prima edizione testimoniano che, il percorso coraggioso intrapreso dal Sindaco di Cesena Paolo Lucchi, e dal nuovo consiglio di amministrazione di Cesena Fiere, andava nella giusta direzione, collocando il Macfrut in una posizione migliore per affrontare le sfide globali.
Siamo riusciti tutti insieme a superare i campanilismi ed è indubbio che la nuova collocazione a Rimini abbia garantito un futuro migliore a una delle eccellenze di Cesena e di tutto il territorio romagnolo.
La chiave di volta per capire il progetto sta proprio qui, nell’aver avuto il coraggio di pensare ad un progetto che promuovesse la storia, la tradizione e le eccellenze di un intero territorio: la Romagna.
Un progetto inoltre che ha come  obiettivo principale quello di offrire alle imprese ortofrutticole locali e non, la migliore vetrina a disposizione per promuoversi in Europa e nel Mondo; la concomitanza con l’Expo 2015 è stata da questo punto di vista un'occasione unica.
Non va dimenticato che lo stesso Ministero per lo Sviluppo Economico, ha premiato la scelta fatta con un finanziamento pari a 1 milione di euro nel triennio 2015-2017 per il quale mi sono impegnato in prima persona, riconoscendone così la valenza internazionale e sostenendo il progetto triennale di rilancio già messo a punto da Macfrut che ha come obiettivo il consolidamento e il rilancio della leadership della più importante fiera della filiera ortofrutticola nel bacino del Mediterraneo e nell’Est Europa.



18 Settembre

La riforma del processo penale

 

In settimana alla Camera abbiamo iniziato la discussione del disegno di legge che interviene in materia di giustizia penale e che contiene una serie di deleghe al Governo, alcune delle quali hanno provocato un acceso dibattito che ha investito il mondo politico, quello della giustizia e quello dell’informazione.
L’obiettivo della riforma è quello di garantire un sistema giudiziario efficiente e in grado di assicurare ai cittadini una ragionevole durata dei processi e allo stesso tempo la certezza della pena.
Il testo proposto inizialmente dal Governo ha visto un lavoro intenso da parte della Commissione Giustizia, il testo che è arrivato in Aula si compone di 34 articoli suddivisi in vari ambiti come l’estinzione del reato per condotte riparatorie e l'inasprimento delle pene per i reati di scambio elettorale politico mafioso, furto in abitazione e con strappo, furto aggravato e rapina.
Corposa la parte di riforma che investe le indagini preliminari e l’archiviazione.
In particolare il disegno di legge interviene sui tempi delle indagini, introducendo l’obbligo per il PM – terminata la durata massima delle indagini - di esercitare l’azione penale oppure di richiedere l’archiviazione.
Sempre in materia di archiviazione si introduce la nullità del decreto di archiviazione se emesso in mancanza dell’avviso alla persona offesa.
Altri interventi riguardano i riti speciali quali ad esempio il giudizio abbreviato: in caso di delitto è confermata la riduzione della pena ad un terzo ma in caso di contravvenzione (reati non puniti con la reclusione) si consente il dimezzamento della pena.
L’articolo 28 è quello che ha causato le maggiori polemiche. Si tratta di un’ampia delega al Governo in materia di processo penale e coinvolge anche le intercettazioni.
Nei criteri della delega si prescrivono tutele per le persone occasionalmente intercettate durante le indagini e soprattutto si introduce la reclusione da 6 mesi a 4 anni per tutti coloro che diffondano conversazioni captate in maniera fraudolenta alla scopo di danneggiare la reputazione dell’intercettato.

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18 Settembre

Ricordo di Arrigo Boldrini "Bulow" a 100 anni dalla nascita

 

Martedì presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio si è svolto un importante convegno in ricordo di Arrigo Boldrini a cento anni dalla sua nascita.
Nei mesi scorsi la Presidente della Camera Laura Boldrini aveva invitato tra i banchi  del Parlamento i partigiani e le partigiane d’Italia in occasione delle celebrazioni per la Liberazione. La manifestazione aveva avuto un significato simbolico fortissimo, ospitarli tra i banchi voleva significare riconoscere ai partigiani un ruolo di “padroni dei casa” delle nostre istituzioni democratiche.
La Presidente Boldrini ha iniziato proprio da qui per ricordare la vita e l’impegno del comandante Bulow, che dopo la guerra ha vissuto una lunghissima esperienza istituzionale per ben 11 legislature tra Camera e Senato dal 1945 al 1994.
Oltre ai saluti dei Presidenti Boldrini e Grasso è intervenuto il Presidente emerito della Republica Giorgio Napolitano oltre al Vicepresidente dell’Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia Alberto De Bernardi e al Presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia.
Napolitano ha ricordato la straordinaria figura umana di Arrigo Boldrini, una persona sobria, semplice e seria, lontana dalla retorica e dotata della schiettezza e della simpatia tipica dei romagnoli. Un “grande patriota” così l’ha definito il Presidente emerito Napolitano, alla sua figura così come alla Resistenza, ai suoi caduti e ai suoi protagonisti il Paese ha ancora un debito enorme perché è a tutti loro che dobbiamo lo straordinario e rapido percorso democratico che ha portato alla nascita della Costituzione repubblicana.
Molto interessante anche il profilo storico delineato dal professor De Bernardi che l’ha definito “il più grande capo militare prodotto dalla Resistenza italiana”oltre ad essere un abile dirigente politico. Profetico il nome di battaglia, “Bulow” nome che inganna, non fa, infatti, riferimento ad eroi della rivoluzione russa, bensì al generale prussiano von Bulow, protagonista della vittoria su Napoleone a Waterloo.
 La chiave del successo dei gruppi armati guidati da Bulow fu il saper unire all’abilità militare anche una forte conoscenza del territorio e delle esigenze della sua popolazione che fece da spinta propulsiva per le vittorie nel ravennate.
La medaglia d’oro ricevuta dagli inglesi già nel 1945 fu il riconoscimento esplicito di questa grande abilità nel costruire un esercito di popolo capace di liberare la città di Ravenna in collaborazione con gli inglesi.


18 Settembre

Riforma delle pensioni e questione esodati: il Ministero sblocchi le risorse

 

Nei giorni scorsi si è riaperto il confronto sulla riforma delle pensioni – oltre alla proposta di legge sulla flessibilità per l’accesso pensionistico, ferma in Commissione – c’è già con un primo scoglio da superare rappresentato dalla settima salvaguardia degli esodati.
Il fondo per gli esodati - lavoratori a riposo rimasti senza reddito e senza pensione dopo la riforma Fornero - costituito da sei salvaguardie, aveva raccolto nel corso degli anni 11 miliardi e 600 milioni di euro.
In un recente incontro della Commissione Lavoro con i tecnici dei Ministeri competenti è emerso che il fondo esodati 2013-2014 pari a 500 milioni e quello del 2015 pari a 800 milioni non sarebbero utilizzabili in quanto si tratterebbe di risorse non spese e non più recuperabili.
Pare che quindi la linea del Governo sia quella di incamerare i 500 milioni del Fondo per abbattere il debito pubblico ma, così facendo, si aprirebbe una questione enorme, con 49.500 esodati che dovrebbero andare in pensione entro il 2018 che si troverebbero senza salvaguardia. La linea presa dal MEF è incomprensibile perché mette in discussione le funzioni che furono attribuite alla nascita del fondo.
Altre problematiche sono sorte sulle coperture collegate a “opzione donna”, la norma che consente il pensionamento per le donne al raggiungimento del 58° anno con 35 anni di contributi.

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